Crisi? Gli italiani rispondono con il risparmio

L’Italia fra il Jobs Act e le Polizze Vita

La raccolta premi delle polizze vita del 2014 non riflette affatto la situazione di crisi economica che investe il nostro Paese: nello scorso anno, secondo stime ANIA, si è registrato un record per le polizze vita. E sembra che nel 2015 il trend continuerà ad essere positivo, anche grazie alla spinta del Jobs Act.

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Rispetto al 2013 si è verificato un aumento del 49% sui premi versati dagli italiani alle imprese assicurative nazionali ed extra-nazionali, per un ammontare complessivo di 76,9 miliardi di euro (stima di fine ottobre). Nemmeno l’innalzamento della tassazione sui rendimenti dal 20% al 26% per le casse e dall’11,5% al 20% per i fondi ha impedito che la raccolta premi delle polizze vita sfiorasse questi numeri ambiziosi.

Da cosa deriva questa propensione al risparmio?

Da un lato c’è più consapevolezza, da parte dei cittadini, per quanto riguarda la tematica del risparmio assicurativo, dall’altro lato, invece,  è proprio l’effetto generalizzato della crisi percepita a costituire una buona leva sull’animo dei risparmiatori. In una situazione di allerta generalizzata viene naturale pensare al proprio domani e impegnarsi ad aprire o implementare polizze di risparmio, fondi pensione e, più in generale, polizze a tutela del nucleo famigliare.

E sembra che questo trend sia destinato a continuare per tutto il 2015, grazie anche alla spinta del Jobs Act.

Come incide il Jobs Act sulle pensioni?

Il Jobs Act renderà di fatto il sistema lavorativo italiano più flessibile. Saranno attenuati i vincoli ai licenziamenti e sarà più facile che un lavoratore passi più periodi della propria vita senza poter versare contributi per la pensione, a causa della perdita temporanea del lavoro.

Facendo qualche calcolo si capisce che questi periodi di mancato versamento dei contributi incideranno in maniera negativa sull’assegno pensionistico mensile INPS, riducendo ancora di più le pensioni degli italiani.

Per profili di 30enni, 40enni e 50enni, dipendenti o autonomi, con un reddito netto mensile di 2 mila euro (ma i risultati percentuali sono molto simili anche per gli importi da 1.500 e 3 mila euro), «abbiamo simulato la riduzione dell’assegno pensionistico a seguito di un anno di buco contributivo e il versamento necessario in previdenza complementare per coprire la conseguente riduzione del valore dell’assegno».[…] Un buco contributivo di un anno (per esempio nel 2016) «porterebbe a una riduzione percentuale dell’assegno pensionistico di circa il 2%. Per coprirsi da tale buco contributivo il lavoratore dovrebbe versare da oggi al momento della pensione tra lo 0,5 e il 2% dello stipendio [alla pensione complementare].”

Così parla Andrea Carbone di Progetica ad Assinews. E continua:

«la previdenza complementare viene vista non solo come un modo per integrare il reddito al tempo della pensione, ma anche come una modalità per gestire e non subire uno dei rischi della previdenza pubblica e della vita in generale: in questo caso, la precarietà lavorativa».
Che ha impatti diretti sulla pensione attesa.

Non dimentichiamoci, inoltre, gli altri vantaggi delle polizze vita.

Oltre agli sgravi fiscali per quanto riguarda i fondi pensione, tutte le somme derivanti da polizze vita sono per legge impignorabili ed insequestrabili, secondo l’articolo 1923 del Codice Civile, e non sono soggette a tasse di successione, secondo l’articolo 34 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 600/1973.

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Fonti:
Assogestioni – Associazione del Risparmio Gestito

Il Sole 24 Ore – Polizze vita, perché si preannuncia un boom di raccolta anche nel 2015

Assinews – Preparate i tappabuchi

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